AMALIA GUGLIELMINETTI

«L’unica poetessa che abbia oggi l’Italia».
Gabriele D’Annunzio

Amalia Guglielminetti (Torino 1881-1941). La carriera letteraria di Amalia Guglielminetti inizia con la pubblicazione nel 1903 di una raccolta di componimenti dal titolo Voci di giovinezza pubblicata dalla casa editrice nazionale Roux e Viarengo. Nel 1907 viene pubblicato Le vergini folli in cui la Guglielminetti definisce quelli che saranno i temi dominanti della sua narrazione in poesia e prosa ovvero quella «volontà femminile di ribaltare il gioco dei poteri sessuali con l’altro sesso». Per la risonanza di questo libro l’autrice farà la conoscenza di alcuni poeti, tra cui Guido Gozzano con il quale intraprenderà una breve e intensa relazione sentimentale e una fitta corrispondenza epistolare. Proprio in una delle lettere (5 giugno 1907) Gozzano a proposito de Le vergini folli dice: «[…] conduce il lettore attraverso i gironi di quell’inferno luminoso che si chiama verginità». Per il suo poetare D’Annunzio definì la Guglielminetti come «l’unica poetessa che abbia oggi l’Italia».

Dal 1913 la Guglielminetti si concentra sulle novelle pubblicando il primo volume con il titolo I volti dell’amore (Treves), poi nel 1915 Anime allo specchio e nel 1919 Le ore inutili. Nel 1920 esce La porta della gioia, poi nel 1923 Quando avevo un amante e nel 1931 Tipi bizzarri. Successivamente nel 1920 pubblica il romanzo Gli occhi cerchiati d’azzurro, nel 1927 Il pigiama del moralista (Edizioni del Fauno) e nel 1928 La rivincita del maschio (Lattes). Tra gli anni ’20 e ’30, anni in cui intraprende una relazione con Pitigrilli (Dino Segre), fonda la rivista «Seduzioni» (raccolta quindicinale di novelle seducenti) alla quale collaboreranno molti personaggi del mondo letterario dell’epoca – Marinetti, Pirandello, Trilussa, Bontempelli.
In quasi tutti i titoli la Guglielminetti esprime la volontà di un ribaltamento del rapporto tra uomo e donna che si rivelerà, nello scioglimento della trama, spesso deludente, proprio per la forza vitale dell’amore che non può invertire i ruoli. Da donna libera, emancipata, all’avanguardia, anche se solitaria e fragile, è evidente negli scritti della Guglielminetti quella spinta a muovere i propri concetti e la parola in totale libertà, contro ogni sorta di conformismo, affrontando la sessualità con spiccata disinvoltura, imponendo con determinazione e coraggio la propria personalità e osando dimostrazioni erotico-amorose che sfociano sia nell’amore saffico sia in quello coniugale. Ma sono proprio queste sue trattazioni così sincere e viscerali che provocano critiche negative da parte degli intellettuali e letterati dell’epoca, i quali dipingono la Guglielminetti con ostilità e disprezzo.

Proprio riguardo le novelle vediamo che Tipi bizzari esce nel 1931 a Milano pubblicato da Arnoldo Mondadori Editore. È chiara una propensione delle Guglielminetti alla forma narrativa delle novelle, confermata anche da Gozzano che afferma quanto «il proposito [della Guglielminetti fosse quello] di fermare certe sue vaghe trame sentimentali e passionali in forma di novelle». Sono proprio le passioni e i sentimenti che scaturiscono dalle relazioni umane di questi personaggi a tessere le “trame dei tipi bizzarri” descritti in queste novelle, come un gioco delle parti, di maschere caratterizzate da atteggiamenti frivoli, maniacali, interiori.

Questo sito web utilizza dei cookie tecnici di sessione per migliorare la navigazione e la fruibilità; non vengono installati cookie di terze parti per finalità commerciali.Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi