CAROLINA INVERNIZIO

Carolina Invernizio nasce a Voghera il 28 marzo 1851; il padre, funzionario statale, nel 1865 viene trasferito con la famiglia a Firenze, nuova capitale d’Italia.

Carolina esordì come scrittrice pubblicando il suo primo racconto sul giornale della scuola, per cui rischia l’espulsione poiché considerato “di perdizione”. Nel 1877 è l’anno in cui sarà pubblicato il suo primo romanzo Rina o L’angelo delle Alpi edito da Salani, iniziando una collaborazione che durerà per tutta la vita. La maggior parte dei suoi libri – circa centotrenta – sono stati pubblicati a puntate su testate come «La Gazzetta di Torino» e «L’Opinione nazionale»; molti dei suoi contributi, firmati spesso con pseudonimi, si leggono su varie riviste. La Invernizio in poco tempo produttrice di best seller, tradotti in tutto il mondo, a cui Salani dedica una collana apposita “I romanzi di Carolina Invernizio”. 

Nel 1881 si sposa, ma continua a mantenere la sua attività di scrittrice pubblicando un titolo all’anno. Lavorava la mattina dalle 7 alle 12, scrivendo anche due romanzi contemporaneamente. Una delle sorelle teneva la contabilità dei defunti. Per impostare lo schema narrativo si serviva di fatti di cronaca, a cui si ispirava, e per la topografia della città usava le guide. I suoi autori preferiti erano Leopardi, Manzoni, Scott, Hugo, Verga. Conosceva molto bene il romanzo storico italiano di Grossi, D’Azelio, Guerazzi e i romanzieri d’appendice italiani e stranieri (Mastriani, Dickens, Hugo, Balzac, Sue, Dumas, Ponson du Terrail).

La Invernizio è figlia del romanzo d’appendice, del feuilleton, ma l’aspetto interessante che caratterizza la sua produzione e il successo consiste nell’approccio dell’autrice, rispetto al poliziesco classico alla Poe, verso un terreno assai diverso e contaminando con trovate d’ogni genere l’impianto logico, essenziale e intellettualistico del detective novel vero e proprio. Gli elementi emotivi del mistero, del delitto, del terrore che nel giallo vengono sfruttati per riempire lo schema logico e animare un’atmosfera, risultano qui inseriti in una struttura macchinosa in cui la costruzione dell’intreccio – cara ai lettori del romanzo d’appendice – sconfina dai tracciati dell’indagine poliziesca sulle vie sanguinose e terrificanti del romanzo d’avventura. In alcuni romanzi che pure impiegano elementi del giallo investigativo (delitto, ricerca del colpevole, cronaca giudiziaria) sono contigui al feuilleton e scardinano lo schema di detection per favorire una conclusione positiva e di lieto fine.

Tuttavia, in un articolo uscito nel 1932 su «La Gazzetta del popolo» Zanzi aveva definito la Invernizio “progenitrice del giallo italiano”, e aveva ragione: il passaggio dal feuilleton storico a quello poliziesco sarà alle origini stesse del poliziesco moderno. Il feuilleton francese eserciterà un’influenza tra il romanzo gotico settecentesco e la moderna narrativa gialla che trovano nella Invernizio un preciso corrispondente italiano, attingendo dal romanzo nero e ispirandosi al clima sperimentale e criminologico della stagione positivistica. Cronaca nera e resoconti giudiziari per favorire un pubblico sempre più attratto dagli scandali e dai delitti più celebri e clamorosi – come l’omicidio della contessa Lara. La costruzione dell’intreccio, tutto giocato sulla suspense ed elementi di crime story per attrarre e coinvolgere il lettore a seguire la vicenda, si arricchisce con l’inserimento di un personaggio nuovo “la detective dilettante”, figura chiave nella letteratura poliziesca, che la Invernizio sperimenta già in I ladri dell’onore (1894) e che si imporrà con Nina la poliziotta dilettante (1909) stabilendo ufficialmente l’approdo della Invernizio al romanzo giallo vero e proprio, imponendosi come uno dei prototipi della detective story italiana. La commistione di giallo, feuilleton e accenni del rosa – che Carolina per prima sperimenta in Italia – sarà destinato a sopravvivere alla definitiva scomparsa del romanzo d’appendice e a confluire nel filone poliziesco-avventuroso a partire dagli anni ’30 del Novecento.

Carolina Invernizio muore di polmonite a Cuneo nel 1916. È sepolta nel Cimitero monumentale a Torino.

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