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CAROLINA INVERNIZIO

Carolina nasce a Voghera nel 1851. Esordisce come scrittrice pubblicando il suo primo racconto sul giornale della scuola, per cui rischia l’espulsione poiché considerato “di perdizione”. Nel 1877 è l’anno in cui sarà pubblicato il suo primo romanzo Rina o L’angelo delle Alpi edito da Salani, iniziando una collaborazione che durerà per tutta la vita. La maggior parte dei suoi libri – circa centotrenta – sono stati pubblicati a puntate su testate come «La Gazzetta di Torino» e «L’Opinione nazionale»; molti dei suoi contributi, firmati spesso con pseudonimi, si leggono su varie riviste. La Invernizio in poco tempo produttrice di best seller, tradotti in tutto il mondo, a cui Salani dedica una collana apposita “I romanzi di Carolina Invernizio”.

In un articolo uscito nel 1932 su «La Gazzetta del popolo» Zanzi aveva definito la Invernizio “progenitrice del giallo italiano”, e aveva ragione: il passaggio dal feuilleton storico a quello poliziesco sarà alle origini stesse del poliziesco moderno. Il feuilleton francese eserciterà un’influenza tra il romanzo gotico settecentesco e la moderna narrativa gialla che trovano nella Invernizio un preciso corrispondente italiano, attingendo dal romanzo nero e ispirandosi al clima sperimentale e criminologico della stagione positivistica. Cronaca nera e resoconti giudiziari per favorire un pubblico sempre più attratto dagli scandali e dai delitti più celebri e clamorosi – come l’omicidio della contessa Lara. La costruzione dell’intreccio, tutto giocato sulla suspense ed elementi di crime story per attrarre e coinvolgere il lettore a seguire la vicenda, si arricchisce con l’inserimento di un personaggio nuovo “la detective dilettante”, figura chiave nella letteratura poliziesca, che la Invernizio sperimenta già in I ladri dell’onore (1894) e che si imporrà con Nina la poliziotta dilettante (1909) stabilendo ufficialmente l’approdo della Invernizio al romanzo giallo vero e proprio, imponendosi come uno dei prototipi della detective story italiana. La commistione di giallo, feuilleton e accenni del rosa – che Carolina per prima sperimenta in Italia – sarà destinato a sopravvivere alla definitiva scomparsa del romanzo d’appendice e a confluire nel filone poliziesco-avventuroso a partire dagli anni ’30 del Novecento. Muore di polmonite a Cuneo nel 1916.

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