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VIRGILIA D’ANDREA

Virgilia D’Andrea nasce a Sulmona l’11 febbraio 1888 da Stefano D’Andrea e Nicoletta Gambescia. All’età di sei anni, rimasta tragicamente orfana, viene affidata dai parenti a un collegio di suore, dove rimane fino alla maggiore età. Nel collegio Virgilia trascorre una vita solitaria, all’insegna di una rigida educazione cattolica che tuttavia non riuscirà a condizionare le sue scelte future. Nonostante le severe regole del collegio, Virgilia riesce a leggere molto – di nascosto e con voracità – soprattutto poesia: Giacomo Leopardi, Giosuè Carducci, Mario Rapisardi, Ada Negri. È in particolare la poetessa lodigiana a più colpirla: «Io uscii da quella lettura rinnovellata e rinvigorita, come se tutto l’essere mio si fosse tuffato in un bagno di azzurro purificatore».

In Torce nella notte Virgilia racconterà il suo primo incontro con la parola anarchia quando dodicenne, insieme alle altre ragazzine del collegio, è obbligata a pregare per il re, ucciso da un “pazzo” e “criminale”. Uscita dall’istituto religioso, Virgilia lascia Sulmona per trasferirsi a Napoli, dove compie gli studi universitari. Tornata in Abruzzo, comincia a insegnare nei paesini attorno alla sua cittadina. È un’esperienza che la mette in contatto con un’umanità povera, emarginata e che sarà fondamentale per la sua futura scelta politica.

Nel 1917 Virgilia incontra Armando Borghi, figura di spicco dell’anarchismo italiano e segretario dell’Unione sindacale italiana (Usi), in quel momento internato a l’Impruneta, in provincia di Firenze, per la sua opposizione alla guerra. È un incontro fondamentale nella vita di entrambi. S’innamorano quasi immediatamente. La loro vita insieme diventa un turbine di attività. Da quel momento Virgilia è anarchica, vivendo a pieno la stagione dell’antimilitarismo e dell’impegno sindacale come attivista e dirigente. Collabora a «Guerra di classe», il giornale dell’Usi fondato da Borghi a Bologna nel 1915, tiene conferenze, viene imprigionata, rimpiazza Borghi come segretario dell’Usi quando viene arrestato. In questo periodo Virgilia viene costantemente spiata, nonostante le autorità di polizia la considerino semplicemente la compagna di Armando Borghi. Virgilia sarà segnalata come pericolosissima sovversiva. Siamo alla vigilia del Biennio Rosso. Nel 1919 Errico Malatesta è tornato in Italia da Londra per riprendere in mano le fila del movimento anarchico e guidarlo nella possibile e imminente Rivoluzione sociale. Virgilia lo incontra quasi subito e con Armando Borghi lo raggiunge a Milano, dove dal febbraio del 1920 Malatesta ha fondato e dirige il quotidiano «Umanità Nova». Nella città lombarda Virgilia entra a far parte della segreteria nazionale dell’Usi la cui sede, in via Mauri 8, serve anche da casa per lei, Borghi e Malatesta. In quei mesi tiene numerosi discorsi nelle officine e nelle piazze di Milano e in ogni parte d’Italia.

Nel 1922 Virgilia pubblica Tormento, la sua prima raccolta di poesie – dedicata a Errico Malatesta – che le procura, l’anno seguente, una denuncia da parte della questura di Milano per vilipendio e istigazione all’odio di classe. Scrive lo zelante funzionario della questura di Milano nel suo rapporto al ministero degli Interni a proposito del libro: «È scritto in versi, ed i versi sono trasmodanti di felina bile contro l’Italia nei suoi poteri e nel suo assetto sociale: sono versi scritti pesantemente e con studio per istigare a delinquere, eccitare all’odio e vilipendere l’Esercito».

Nel 1925 si iscrive all’Università La Sorbona e pubblica L’ora di Maramaldo, un’aspra e violenta critica al fascismo e a Mussolini, paragonato a un vile che sa infierire solo sui deboli. Nel 1926 fonda a Parigi  la rivista anarchica «Veglia», di cui escono solo otto numeri. Nel 1932, durante un giro di conferenze nel Massachusetts, è ricoverata d’urgenza per un’emorragia nell’ospedale di Boston. Dopo l’operazione Virgilia torna a New York. Sembra riprendersi e inizia a lavorare alla stesura di Torce nella notte. Per diverso tempo l’impegno nella scrittura del libro, pur tra alti e bassi, l’aiuta a distrarsi dalla malattia, ma nella primavera dell’anno seguente atroci dolori la costringono a un nuovo ricovero in ospedale a New York, dove muore l’11 maggio 1933. Poche ore prima della sua morte, esce dalla tipografia Torce nella notte, il suo ultimo libro. I funerali si svolgono quattro giorni dopo. Virgilia viene sepolta nel cimitero di Astoria a New York.

 

Testo in parte tratto da nota biografica a cura di Lorenzo Pezzica

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