Matilde Serao
Matilde Serao

Nel 1885 Matilde Serao convola a nozze con il collega Edoardo Scarfoglio. Il primo incontro tra i due non fu sicuramente dei più romantici. Era il 1883 e Matilde Serao aveva appena pubblicato, sul Corriere del mattino, la sua prima novella Opale quando Scarfoglio, poeta, giornalista, animatore culturale, sul giornale Il libro di Don Chisciotte stronca la novella della giovane scrittrice, ma proprio da questo incidente di percorso si sviluppa una delle storie d’amore più  turbolente e tormentate dell’epoca. Dall’unione nascono Antonio, Carlo, Paolo e Michele. Pur immersa nel ruolo di madre si dedica al mestiere  di scrivere e firma, forse il suo più grande successo, Il  ventre di Napoli.

Insieme, i coniugi, fondano il Corriere di Napoli. Il giornale piace molto nel panorama meridionale  e firme come Giosuè Carducci e Gabriele D’Annunzio  gli danno lustro. Ma subentrano dissidi di carattere politico con il loro finanziatore, il banchiere Schilizzi, così Matilde e Edoardo decidono di cedere le  loro quote per centomila  lire. Un capitale grazie al quale decidono di dare vita al quotidiano Il Mattino.  Scarfoglio direttore, la Serao condirettrice.

Mentre il loro successo sembra irrefrenabile, il matrimonio entra sempre più in crisi. Scarfoglio è un donnaiolo e nel 1892 intraprende una relazione con Gabrielle Bessard. Gabrielle è una ballerina parigina, arrivata a Napoli per lavorare nei Café Chamtant e dopo due anni di frequentazione con Scarfoglio rimane incinta. Il 29 agosto 1893 si compie la tragedia. Gabrielle è distrutta dal dolore, mortificata dal giudizio sferzante della gente e non riesce a sopportare che l’uomo che ama si rifiuti di lasciare la moglie. La donna si recò a casa di Matilde ed Edoardo, bussò alla porta, consegnò nelle braccia della cameriera la bimba nata da qualche giorno dalla relazione con Scarfoglio e un biglietto per il padrone di casa: «Perdonami se vengo a uccidermi sulla tua porta come un cane fedele. Ti amo sempre». E si sparò.

La povera Gabrielle fu trasportata in fin di vita all’ospedale degli incurabili, dove morì il 5 settembre. Matilde non la abbandonò, rimase al suo capezzale e crebbe la bambina come fosse sua. La Serao chiamò la bambina come sua madre, Paolina. Matilde provò a perdonare il marito, ma dopo qualche anno decise di rompere definitivamente la relazione. Dopo la morte di Edoardo, Matilde sposò Giuseppe Natale, un altro giornalista con il quale naturalmente fondò un altro giornale.

Rimasta vedova due volte, aveva continuato ad occuparsi dei figli quasi sempre da sola: i tre maschi avuti con Scarfoglio, Paolina e un’altra femmina nata dal secondo matrimonio.

Curiosità: nel 1916 Eleonora Duse partecipa al suo unico film, tratto dal romanzo di Grazia Deledda dal titolo Cenere, pubblicato a puntate nel 1903 sulla rivista Nuova Antologia e l’anno successivo in volume. Cenere narra la storia di Olì, una giovane donna che si innamora di un uomo sposato e con cui concepisce un figlio. Per questo lei viene cacciata di casa, e trascorsi i primi anni col figlio Anania, nell’angoscia di non poter dare a suo figlio una vita dignitosa, vista la sua condizione di povera e disonorata, lo abbandona a soli sette anni davanti alla casa paterna. Il ragazzino sarà cresciuto dalla moglie del padre. A consigliare di leggere, il romanzo della Deledda, ad Eleonora Duse fu Matilde Serao.

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